Spostati Nano di Merda!

Spostati Nano di Merda!

domenica 31 ottobre 2010

Pdv Koos 6 sessione

KOOS-Sicht

Anno di gloria 1432 dell'era corrente
O gloriosi dei del firmamento, o Heironeous dall'invincibile lama, ascolta il racconto di Koos, tuo ultimo servo e giustiziere.
Errando nel tunnel, scavalcando pietosi corpi di abbiette creature sconfitte da giuste mani, mi trovai in una sala dal male impetuoso. Ondate di malvagità correvano lungo l'etere, nauseando i miei sensi e provocandomi nient'altro che cupo livore.
Qui trovai i miei degni compagni di cerca: un servitore del Sole, nostro alleato ed amico, un selvaggio dei boschi, implacabile a vedersi con la sua fulgida lama incorrotta, un uomo, vestito di foglie, con una profonda saggezza negli occhi pieni di sapienza e due donne. Una, povera e leggiadra fanciulla, giaceva senza vita alle porte della sala, stupenda nella morte come lo era stata nella vita e un' altra, più sporca e provata dalla fatica, nascosta lungo un muro, intenta a non fissarmi.
Con degna deferenza e saggia educazione mi presentai ai miei inaspettati compagni di avventura, portando loro conforto nelle per la carne e per lo spirito, alleviando i loro dolori e il loro lungo patire.
In fondo alla stanza delle gemme, di coloro del prato e del cielo, luccicavano incorrotte in piena luce, mandando raggi di purezza lungo il vasto salone. Tutt'intorno un altare cupo e maligno, pieno di segni di corruzione e di malvagità.
Io, umile servo, insieme all'uomo saggio, che gli dei hanno deciso di nominare sotto la nomea di Calijama, che la sua stella rifulga lontana di luce benigna, decisi di prendere le gemme.
Sordido tranello!
Appena le sacre gemme furono rimosse dall'empio luogo, i bracieri rifulsero di magico fuoco, emettendo un fumo mai visto, pesante agli occhi e gravoso all'olfatto che subito annebbiarono la nostra vista e il nostro giudizio. Cercammo disperatamente un uscita: nella foga, in preda a un sacro furore, il selvaggio, nato dalla stirpe del Goeth, uomini forti e coraggiosi, spezzò l'empio altare, allietando i miei occhi. Dopo quel che sembrarono pochi attimi, cadde a terra, in preda a una forte tosse, per poi svenire rumorosamente ai nostri piedi.
Piano piano caddero accanto a me tutti quanti: Calijama e il suo amico selvatico, un enorme lupo delle selve e Torvald, il sant'uomo.
Rimasi solo io a brancolare nel buio, alla disperata ricerca di un appiglio per non svenire. Raggiunsi la porta e cercai disperatamente un passaggio o un meccanismo. Chiunque abbia fatto questo tranello fu un grande maestro dell'inganno, degno di essere a pieno titolo un servitore di demoni. Finalmente trovai una leva in metallo, ma mentre stavo per tirarla per permettere la nostra salvezza, caddi a terra, in piene convulsioni, tossendo e svanendo nell'oblio.
Ci svegliammo dal magico torpore. Fui l'ultimo ad alzarmi, i miasmi dell'incantamento avevano avuto più presa sul mio corpo mortale. All'improvviso comparve uno spettro, orribile a vedersi e ad ascoltarsi. I miei valorosi compagni lo conoscevano, mi dissero in seguito che l'empio era un tale Sismass, foriero di sventura e di dannazione. Accanto a lui uno spirito nero, abbietto e tremendo a vedersi. Sembravano alleati, o per lo meno erano concordi sullo scopo finale: la nostra morte per mano delle loro sordide mani corrotte. Sismass schioccò le dita e il barbaro attaccò il saggio uomo: il sortilegio era potentissimo, poiché Aaron sembrava considerare Calijama come maestro e saggio. L'attacco fu tremendo: clangore di metallo contro metallo, di denti sbrananti, di sangue rosso e vitale che andava sprecato. Alleato contro alleato, amico contro amico, fratello contro fratello: il sangue correva copioso.
Dopo un po' di tempo rimasero a terra Torvald, schiacciato dalla lama di Aaron e Calijama, sbranato dal suo compagno di vita, il possente lupo. Anche lui era caduto nel potente sortilegio dello spirito maligno. Rimasi io in piedi, circondato da nemici, sempre più debole, affaticato tagliato e ferito. Ero molto stanco, provato.
Alla fine la creatura mi tocco con malignità, ghignando con la sua sordida bocca, pronunziando parole nella Lingua Oscura. Fui sopraffatto.
Ci svegliammo: fu tutto un sogno architettato dal malvagio potere del posto!!! Fummo tutti scossi, meravigliati dalla potenza dell'incantamento: avevamo tutti sentito che stavamo morendo, le nostre lame penetrare nella carne dei nostri amici, la loro linfa vitale venire sottratta per mano nostra.
La porta era nuovamente aperta: io e Calijama prendemmo le gemme e Aaron, dimostrando una leggiadria che non sembrava avesse le sistemò seguendo le nostre indicazioni nei fori lasciati nel volto valoroso dei due eroi. Quasi immediatamente la porta si aprì, lasciando intravvedere un salone più piccolo del precedente: qui la malvagità sembrava molto più concentrata che altrove, sulle pareti si trovavano i simboli di Pelor, alcuni dei quali rovinati e sfregiati apposta da qualche creatura dell'abisso.
In fondo alla sala un altare. Mentre ci stavamo dirigendo la per vedere se fosse possibile compiere il rito tosto apparve un' ombra, figlia dell'abisso: dopo un inutile preambolo ingaggiò la lotta con noi. Fu uno scontro epico: i nostri colpi non la sfioravano: solamente gli affondi più potenti di Aaron riuscivano a colpirla: dopo un po' di tempo al suolo giacque il corpo esanime di Calijama, seguito da quello di Torvald. Immediatamente mi precipitai verso di loro, riuscendo a tamponare la ferita, salvandoli dalla morte certa e dall'oblio senza fine. Per l'enorme lupo grigio non ci fu nulla da fare: la mia conoscenza dell'arte medica non riuscì a salvarlo dalla morte dell'eroe, che seppur bella e degna di essere cantata nei poemi e nelle canzoni è pur sempre dolorosa e straziante per i sopravvissuti.
La creatura decise di colpirmi, dopo che a mio dire prese molte ferite a causa della mia sacra lama. Purtroppo i suoi attacchi mi sopraffecero e caddi, nel limbo dell'incoscienza, in attesa della mia ultima chiamata da parte del Valoroso.
Buio, buio, buio...
Luce, luce, voci: sentii chiaramente la voce di Aaron che parlava con qualcuno: che sia anche lui caduto contro la bestia? Che anche lui abbia raggiunto la terra degli avi?
Mi trovai nel salone, circonfuso di luce. Il posto era notevolmente migliorato: profumo di fiori e di beltà aleggiava nell'aria, la luce risplendeva, i segni di Pelor erano tornati al loro posto, intatti e fiammeggianti. Il miracolo era stato compiuto! Torvald era sopravvissuto e aveva letto la santa pergamena, la dolce e leggiadra creatura tornava a vivere e i suoi effetti benefici erano spanti con profusione in tutta la stanza, allietando i nostri cuori e curando le nostre ferite.
Non ci rivelò mai il suo nome, sapevamo solamente che il padre era il conte William, che gli dei lo abbiano in gloria, che sia ricoperto da ogni bene e benedizione. Parlò con noi per molti giorni, senza tregua, ma ad ogni domanda che le porgevamo rispondeva ad enigmi, come per burlarsi di noi.
In una sala attigua trovai dell'oro, insieme a un nodoso bastone, che Calijama reputò molto importante e pieno di mistico potere. La sala era una volta la stanza del capo del tempio, ma ormai la polvere del tempo aveva ricoperto tutto, obliando i ricordi e la beltà del posto. Qui il malefico potere del terrore senza nome che avevamo sconfitto non aveva intaccato nulla e la purezza del posto era stata preservata.
Ci dirigemmo fuori dalle catacombe, uscendo da una torre in rovina, pericolante, piena di buchi nel tetto e di pietre mancanti. Dopo un benefico bagno nel fiume, che ci ristorò non poco, sia nello spirito che nel corpo, poiché Aaron, in brutte condizioni dopo il possente combattimento era pieno di malefici tagli e avrebbe rischiato un infezione pressoché incurabile, se non avesse agito in fretta, ne uscì praticamente guarito, in forma e pronto a partire.
Ci dirigemmo verso il Goeth, dove la fanciulla ci aveva indicato di andare, sempre secondo la sua enigmatica volontà. Sostammo circa quattro notti e ciò permise a Calijama di trovare un altro compagno, un possente lupo bianco, che per poco non ci sbranò su un alto passo dell'altopiano.
Tornammo a valle e Calijama si allontanò da noi: quando tornò ci disse che la fanciulla andava riportata dal padre, per poter concludere la missione affidata dal suo maestro, un saggio che non mi fu permesso di vedere. Nel paese in fondo alla valle, trovammo le mappe della zona e scoprii che ci attendevano 2 settimane di lungo cammino per riportare la ragazza nel suo luogo natio, dove sarebbe stata coronata di regali insegne e di eterno onore.
Durante il viaggio di andata scoprimmo molto cose sul nostro mortale nemico: Sismass infatti non fu malvagio sempre. Nacque come creatura benevola e potente, mandato dalle fate per compiere una particolare cerca. Fu li probabilmente sopraffatto dal maligno e costretto a diventare quello che ora è; chissà che non ci sia redenzione per la sua povera anima dannata, che non ci sia scampo per il suo oblio. O morte onorevole, abbraccia lo spirito di Sismass e dona pace alla sua anima immortale!
Heironeous, ascolta la supplica del tuo umile servitore!!!
Poco prima di partire per la città del conte, a lui sia gloria, tentai di aiutare Aaron a comprare una spada nuova, migliore della sua. Purtroppo il ragazzo ha scelto bene e l'arma da lui desiderata aveva un prezzo proibitivo per le mie tasche, che pure non sono vuote. La faccia che Aaron fece quando seppe che neanche il mio oro avrebbe potuto comprare la sua lama mi spezzò il cuore. Anche lui riusciva a provare dispiacere nonostante la sua ruvidezza.
La mappa mi prese fuoco nelle mani!
Comparve uno gnomo, galleggiante nel' aere, dotato di arcani poteri. Si rivelò su richiesta di Aaron, dopo che lui risolse un indovinello posto dallo strano personaggio. Non so perché fece questo gesto, ma il suo stile mi infastidisce. Cercherò di essere comprensivo con lui e portarlo alla ragione, ma sarà un' ardua impresa.

Resoconto scritto da Koos, umile servo di Heironeous l'Invincibile, nell'anno di gloria 1432 dell'era corrente.

venerdì 29 ottobre 2010

Cal - Punto di vista 5 sessione!

Per prima cosa arriva l'odore. Acre, dolce, pungente, debole. Marcio, gustoso, vivo, putrescente. Per prima cosa arriva l'odore.

Quella seconda galleria puzzava come la caverna dove s'erano scontrati con l'orso: umida con un persistente olezzo di putrescenza. Eppure in quella prima caverna non avevano trovato cadaveri, se non quelli che s'erano lasciati alla spalle, una volta usciti ed appiccato il fuoco purificatore. Dove si trovavano ora v'era lo stesso identico odore, il che significava che era questione di tempo - poco - che un altro orso macilento, spelacchiato attorno a ferite infette, li avrebbe aggrediti.
Il gruppo aveva deciso di rimanere compatto, da cui la necessaria scomodità di portarsi a spalla un cadavere, sebbene quello della figlia del conte fosse ormai leggero, leggerissimo, quasi che le ossa fossero già state consumate dalla morte, così come ogni odore o traccia svanite decenni, secoli o millenni prima. Giunti che furono anche Caliyama ed il lupo nello stanzone, ognuno concordò il passo successivo, ovviamente ognuno per conto suo: il mago chiacchierone fu centrato in pieno petto dal piccolo dardo di una trappola installata dentro un armadio fitto di letture di natura magica che aveva attratto la sua curiosità; la ragazza silenziosa fa travolta da un molto meno discreto meccanismo, ovvero un'enorme lama oscillante messa a guardia di uno dei varchi in uscita da quella stanza, curiosa com'era di scoprire cosa ci fosse al di là di quell'ingresso; l'iniziato di Pelor ed Aron, invece, si lanciarono rispettivamente ad aiutare i loro compagni. Char fu letteralmente rianimato in forza delle preghiere di Torvald al suo dio; ad Ays, invece, il possente giovane fece bere uno di quei ritrovati tipici della sua terra, che sì bruciavano nello stomaco, ma ridavano vigore e sanavano le ferite quasi come la preghiere. Caliyama, tutto all'opposto, non mostrava fretta, né turbamenti di sorta: vita e morte, spavalderia o astuzia facevano ugualmente parte della vita. Osservava ancora la stanza calmo quando Uyon, invece, agì.
Negli occhi del grosso lupo non si poteva leggere incertezza: ogni azione era scelta, decisa in maniera irrevocabile. Il pelo perennemente irto sulla nuca gli conferiva un aspetto di mortale selvatichezza ed una fierezza degna di un sovrano. Che il nemico fosse un immenso orso o il braccio di un'ascia basculante, l'aggressività con cui lo attaccava non ammetteva dubbi: la morte sarebbe stata la fine. Piegò l'asta della lama oscillante già solo addentandola e poi ne sradicò l'intero meccanismo con un unico gesto della testa. E proprio in quell'instante si concretizzò l'attacco che stavano aspettando, questa volta una mezza dozzina di topi della taglia di un cane-pastore, dagli occhi malati se non ciechi, e che lasciavano dietro di sé una scia rossastra nella terra smossa.
Il giovane barbaro brandendo con una sola mano il lungo spadone falcidiò i ratti che superata la prima linea si avvicinarono a lui ed Ays, ancora stordita tra le sue braccia, ma solo un paio ne scapparono a Caliyama ed Uyon.
" Questi non sembrano nemmeno animali ", esordì Caliyama dopo un breve silenzio al termine dell'agguato. " Guardate qui, dovevano essere già morti prima di attaccarci ", aggiunse indicando altre vecchie ferite. Torvald accigliato esaminò le carcasse dalla distanza massima che gli permetteva la sua nausea e tagliò corto affermando che vivi o morti quelle creature non erano certo volute da Pelor e " che la loro fine è solo questione di tempo ".
Il fetore emanato da quei corpi era già diventato intollerabile per il sensibile fiuto del lupo, il quale non indugiò oltre nella stanza e si lanciò lungo la scia lasciata dai topi. Gli altri membri del gruppo un po' alla volta lo seguirono, ognuno sulle proprie gambe, sebbene il mago non avesse ancora recuperato completamente le forze.
Il corridoio serpeggiava e l'andatura del lupo andò rallentando: il suo corpo sottile passava agevolmente in quei cunicoli, ma talvolta si trovava a strusciare addosso a pareti su cui erano stati incisi dei segni, come se qualcuno stesse contando qualcosa. Caliyama fece arrestare Uyon quando giunsero ed uno slargo ove un tavolo di legno sopravviveva in bilico sulle sue gambe marce. Lì le tacche sui muri sembravano ancora più vecchie: " cominciò a contare da qui ", sussurrò Ays sfiorando la pietra, " chiunque egli fosse ".
" Cos'erano: anni o giorni? "
" Char, niente vivrebbe per così tanto tempo ... ", rispose Torvald indicando la volta del tunnel.

Ogni oggetto reca una traccia olfattiva. Scopo, quindi, dell'esperienza è creare un'immensa biblioteca di odori, catalogati per origine, per stagione, per tempo atmosferico, per regione; ordinati a seconda dell'uso che se ne fa, o della creatura a cui appartengono; tenendo conto del proprio stato fisico ed emotivo; una lista categorizzata, un'indagine metodica. Così facendo, quandunque un elemento si ripresentasse, questo verrebbe immediatamente riconosciuto. Ogni oggetto reca una traccia olfattiva.

A meno di un dito dal pelo dell'acqua immota, Uyon non percepiva alcun odore. Le tracce erano inequivocabili: quei ratti avevano attraversato il lago sotterraneo nuotandoci dentro, ma nulla raccontava del loro passaggio: non un pelo, non una macchia di sangue, nulla. Uyon era immobile, i suoi respiri lenti e prolungati per raccogliere ogni particella potesse rivelargli cosa avesse di fronte agli occhi. Uyon era spaventato.
I quattro uomini e la ragazza erano anch'essi immobili ma per la meraviglia di fronte ad uno spettacolo naturale di simili dimensioni: una gigantesca caverna con immoti riflessi cerulei su stallatiti che popolavano a perdita d'occhio l'ampia volta sovrastante.
" Dobbiamo essere scesi più di quanto avessi mai immaginato ", ruppè il silenzio Char.
" Eppure non dobbiamo essere tanto lontani dalla superficie. Scommetto che basta il mio spadone per fare un buco lassù e vedere ancora il sole ", gongolò il fiero barbaro con in pugno la sua arma.
" Mmh, magari questo gingillo potrebbe darci una mano qui, no?! ", fece sprezzante Ays dando un colpetto al medaglione di Pelor che Torvald portava al collo. Questi avvampò, afferrando il sole d'oro: " non osare mancare di rispetto all'unico vero dio! Sappi che se volesse ... "
" ... se volesse potrebbe aprire una breccia lassù?! E che aspetta? ", tagliò corto rudemente Caliyama. " Non siamo qui per urlarci addosso, tanto più che urlare qui dentro non mi sembra una così buona idea ", disse parlando da sopra la spalla indicando le stallatiti sopra le loro teste. Torvald inizialmente scioccato dalla freddezza del druido ne intuì la reale intenzione e s'acquietò.
Ays, però, sembrava ancora irrequieta, forse proprio quella piccola scaramuccia aveva toccato un nervo scoperto della sua vita così nascosta a tutti gli altri membri della combriccola. Distrattamente s'accucciò sulla riva del lago, ancora completamente immoto e fece per toccarne l'acqua. " No! ", soffiò Caliyama tra i denti, bloccandole il braccio. " Io non mi fido di quest'acqua. Guarda il volto di Uyon: sembra ... impaurito ", esitò.
Fu così che il druido immerse il suo randello nel lago azzurro: nulla sembrava turbare quelle acque, nemmeno il lungo legno, per metà al suo interno.
" Curioso ", fece Char, avvicinandosi arrancando sul suo lungo bastone. " Prova ad estrarlo ora ".
Caliyama notò un'infida sfaccettatura nella voce del mago ma seguì il suggerimento e ... metà del randello sembrava scomparso, come fosse stato segato via. Immediatamente ogni membro del gruppo si allontanò di qualche passo dalla riva e con lo sguardo cercò una strada alternativa.

Oltrepassarono senza alcuna difficoltà il lago rimanendo sulla sponda che s'allargava sulla destra. Giunti dall'altra parte, ritrovarono la scia sanguinolenta dei topi, che immediatamente seguirono attraverso un'altra serie di cunicoli serpeggianti nella roccia, fino ad una nuova caverna scura ed, inutile dirlo, satura dell'odore di morte e cadaveri.
Caliyama appoggiò il corpo e cominciò a calmare Uyon, inquieto sin dal lago ed ora ancor più infastidito da quell'odore, per le sue narici tanto forte da essere doloroso, e contemporaneamente cercò con l'abituale gesto il randello appeso allo spallaccio di legno. S'irrigidì, guardandosi attorno che nessuno l'avesse scorto, ed estrasse invece uno dei corti giavellotti che teneva in un lungo astuccio sulla schiena.
Char spezzò una corta verga giallastra e ne lanciò i pezzi nell'oscuro vuoto davanti a sé, rivelando altri grossi ratti. E sotto e tutt'intorno a loro cadaveri, pezzi di uomini e donne, probabilmente, brandelli di carne e vestiti, sangue ed interiora, ossa frantumante o rosicchiate. Una simile scena, sebbene già intuita, disgustò talmente da far quasi vomitare Ays e togliere l'iniziativa ad Aron, ma scatenando il lupo grigio, il quale un istante prima di fiondarsi addosso ai topi fece scricchiolare le zanne dalla furia che lo pervadeva. Una tale reazione spaventò perfino Caliyama che si ritrasse allo scatto della fiera. Per fortuna: dopo il balzo iniziale, Uyon cominciò subito ad arrancare tra i molti cadaveri, scivolando sulla superficie instabile fatta di braccia, teste e gambe e finendo infine dentro una buca, che subito cominciò a franargli addosso. Videro un guizzo cinereo ed il lupo con una rinnovata follia negli occhi fuggì indietro, in direzione del lago, disseminando brandelli di carne addosso ai suoi compagni che rischiò di travolgere. Il druido piantò il giavellotto nella carcasse del topo che stava uscendo anch'esso dalla buca e si lanciò all'inseguimento del suo amico selvatico.

L'odore persiste oltre ogni cosa. Dai vestiti, dalle mani, dalle narici sature di un determinato "sapore". Ogni altra sensazione può svanire ma l'odore è ormai permeato, filtrato oltre ogni barriera. L'odore persiste oltre ogni cosa.

Silenzio. Di suoni come di odori. Aria pura, purificata. No, non aria, bensì acqua, acqua pura, purificata. Finalmente.
Caliyama osservava la sagoma del grosso lupo affondare nel lago sotterraneo: non sembrava muoversi, lottare per tornare a galla, né che qualcosa lo stesse trascinando sul fondo. Immobile in piedi sulla riva, il druido si sentiva svuotato e spossato: cosa avrebbe dovuto fare? Accettare la scelta del suo amico? O forse opporsi e lanciarsi in quelle acque per fargli cambiare idea? Ma quelle acque erano pericolose, avevano sciolto il suo randello e ... che fosse proprio quell'acqua la causa della rassegnazione di Uyon? Uyon non ha mai avuto paura, nella sua vita ci sono state solo scelte: perché mancargli di rispetto? Cosa comandava di fare la sua regola morale?
Un pesante calpestio anticipò l'arrivo di Aron. " Dov'è Uyon, Cal? Dov... Ma che stai facendo?! " gridò, a metà tra l'incredulo e lo spaventato.
Seguì lo sguardo del druido e notò anche lui la sagoma del lupo, ma come per tutta la sua vita, il suo pensiero era il suo agire: estrasse la corda dallo zaino; si denudò fino a rimanere con il perizoma; si legò una cima della corda alla vita e diede l'altro capo a Cal. " Dobbiamo salvarlo ", disse parandosi davanti al druido. " Dobbiamo salvarlo ", ripetè fissandolo negli occhi, " ma ho bisogno del tuo aiuto ".
L'uomo delle selve sbattè le palpebre e riemerse dai suoi fitti pensieri, " dobbiamo salvare Uyon. Sì, Aron, dobbiamo salvarlo ".
Avvolse i polsi nella corda e piantò bene i piedi mentre Aron senza indugio si lanciò dentro le acque del lago.

L'acqua era anche priva di calore: il giovane barbaro non provava né freddo né caldo, quasi non percepiva la presenza del fluido entro cui nuotava. Si sentiva all'improvviso completamente tagliato fuori dal mondo, o piuttosto come se tutto il resto non esistesse né fosse mai esistito. Un vivo torpore cominciò a stuzzicargli la mente e le membra, un desiderio di rilassamento a tormentarlo affinché terminasse ogni inutile sforzo.
' Credi che Uyon stia male, adesso? Guardalo, non si oppone minimamente. '
Continuava a spingersi sempre più in profondità, con grande difficoltà in quell'acqua inconsistente, sebbene non sentisse la benché minima stanchezza.
' Guardalo da più vicino, ecco, scendi ancora fino a laddove sta Uyon. Lo vedi adesso? Guardagli il volto: è tranquillo, sta bene. '
Il pelo del lupo aveva una sfumatura azzurrognola come ogni altra cosa, ma finalmente Aron poteva notare i lineamenti della fiera, il muso allungato, le zanne ricurve, le orecchie appuntite.
' Ha trovato il suo posto. Guardalo come respira beato. '
' Non serve correre ma basta camminare per raggiungere ogni luogo. '
Rallentò in prossimità di Uyon, incuriosito dallo sguardo vuoto mai scorto sul volto dell'animale, solitamente terrificante anche per un abitante dell'altopiano come lui.
' L'aria è pura, il cielo pulito. '
' Se aspetti ancora un po' sorgerà il nuovo sole e vedrai la luce splendere da sopra la tua montagna. '
Montagna ...
" Chi sei? ", tentò improvvisamente di dire Aron, emettendo invece qualche piccola bolla dalla bocca. L'emozione fu enorme quando realizzò che quella che stava respirando era acqua, che quello che aveva visto non era ciò che lo circondava. E soprattutto che davanti a lui c'era il grosso lupo grigio, totalmente abbandonato a chissà quale sogno, con i polmoni pieni di quell'acqua senza sapore né consistenza.
Gli circondò lo testa con un braccio, strattonò la fune ancora legata al suo corpo e nuotò verso la superficie. Nuotò, trascinando la corpulenta massa di Uyon, issandosi contemporaneamente con l'altro braccio lungo la fune tesa.
' Perché non volete rimanere? '
' Non provate dolore, non provate fatica e tra poco spunterà il sole. '
' Non volete vedere il sole? '
' Io conosco il sole! ', sbottò Aron, al limite della disperazione. ' Conosco il mio sole! Sta lontano da qui, sopra di qui! Si vede dalla montagna al mattino! Ed è caldo, luminoso e l'aria è fredda e bella! ', continuava ad urlarlo, dentro la sua testa o forse dentro l'acqua del lago.
La voce, però, aveva ragione: le gambe non gli dolevano, né il fiato sembrava mancargli. Da quanto tempo si trovava lì sotto? Era forse questo ciò che accadeva quando si annegava? Un'eterna lotta verso la superficie, alla ricerca di aria, ma senza più la capacità di ricordarsi cosa fosse l'aria? Non percepire più il tocco gelido del lago, né l'abbraccio caldo dei raggi del sole, ma solo un'assenza gradevole ed in qualche modo benigna?
La corda, intanto, era sempre tesa e Uyon non accennava a muoversi.
' Voglio rivedere il sole, ancora una volta '. ' Voglio rivedere il sole, anche un'altra volta '.
' Uyon ', parlava al lupo, ' Uyon, non vuoi anche tu rivedere il sole? Pensa alla montagna ed all'inverno: la neve che morde, il vento che graffia. Non ti piace l'inverno della montagna? '
' Uyon! ', scosse il grosso lupo, senza mai smettere di battere i piedi o di issarsi lungo la fune. ' Uyon, non vuoi anche tu rivedere Cal? '

La memoria è innanzitutto olfattiva. La nitidezza del ricordo usa gli odori come una lente per mettere a fuoco i dettagli, ogni dettaglio. Tanto più sensibile è l'olfatto tanto più la memoria ricostruirà stanze e circostanze, eventi e creature, oggetti e colori. Ovviamente, tale rinnovata percezione sarà soltanto un ricordo e non una nuova realtà. La memoria è innanzitutto olfattiva.

La prima boccata d'aria trasportò nelle loro narici la decomposizione dei corpi, il sangue dei loro compagni, l'umido della terra. La prima boccata d'aria ricordò loro di un giorno in cui avevano corso e combattuto in una caverna piena di cadaveri, assieme a persone amiche, per una causa giusta. La prima boccata era un ricordo.
La seconda boccata d'aria ricordò loro di una volta lontana in cui s'erano immersi per chissà quale ragione dentro un lago. Ma la seconda boccata d'aria era troppo confusa ed il ricordo andò subito sfumando.
Aron uscì camminando dal lago: corda serrata nella mano sinistra, braccio destro lungo il fianco. Uyon camminava a fianco all'uomo, il pelo ispido, lo sguardo fiero di sempre puntato sul druido. Rivoli d'acqua scorsero marcando la muscolatura tesa della schiena e delle gambe del barbaro, senza lasciare una sola traccia del suo passaggio sul corpo possente del giovane né nella folta pelliccia del lupo. I due uscirono dall'acqua, senza affanno, asciutti e salutarono Caliyama.
Il druido lasciò la fune, le nocche che riprendevano colore, il respiro che andava normalizzandosi, il sudore che colava sulla fronte e giù lungo i fianchi. Osservò Uyon: qualcosa di indecifrabile venne detto, senza parole; osservò Aron: annuì lievemente con la testa e poi con un rapido gesto lo abbracciò, lo strinse ed in una lingua aspra e dura disse " grazie, amico mio, avevi ragione ".

News

Attendo pazientemente un bel resoconto con le controscatole.. anche se stavolta abbiamo filmato tutto!!!!! ;););)

Ho intanto spedito i PX! ;)

Ben fatta a tutti!

attendo intenzioni e altre news! ;);)



MELLON!!!!!!!!!